La risposta non si è fatta attendere ed è stata decisa e chiara: non si può far finta che il cattolicesimo non sia parte integrante e fondamentale della tradizione culturale Italiana.Da ciò discende che l’insegnamento della religione cattolica sia da considerarsi come necessario se la nostra scuola vuole offrire un formazione integrale della persona. Diversamente avremo una formazione “zoppa”, mancante di una dimensione essenziale.
Prof di religione e scrutini, la Gelmini annuncia il ricorso
L’insegnamento della religione cattolica non è catechismo, né tanto meno bieco indottrinamento. Esso è innanzitutto riconoscimento di precise radici culturali che non riguardano solo l’Italia ma l’intera Europa. A pagare il prezzo di questa miopia, anzi, di questa cecità culturale è la stessa laicità, che una volta per tutte va distinta dal pericolosissimo laicismo radical chic e dalla falsa neutralità di cui spesso viene ammantata. La laicità è innanzitutto riconoscimento di una precisa identità culturale, è riconoscimento di ciò che siamo e da dove proveniamo. Laicità che non va confusa con mero multiculturalismo in stile melting pot, ma come dialogo nel reciproco riconoscimento di diverse tradizioni che però sulla bilancia non hanno lo stesso peso. Non si può mettere sullo stesso piano una tradizione che vanta milioni di aderenti e una storia bimillenaria, con tradizioni culturali e religiosi che in Italia sono pur sempre una minoranza. Parlo da insegnate di religione che si è ritrovato in classe un’alunna di fede musulmana capace non solo di dialogare ma di dimostrarsi sul piano della conoscenza della religione cattolica, di gran lunga più preparata rispetto a compagni provenienti da famiglie che solo sulla carta si dicono cattoliche.
Se voglio dialogare con qualcuno devo prima essere cognito della mia identità e questa identità in Italia è segnata in maniera chiara e inequivocabile dalla tradizione cristiana. Provassero i giudici ad eliminare il patrimonio artistico italiano: da Bressanone a Pachino ogni opera d’arte, ogni angolo della nostra tanto decantata “provincia”, culla di ricchezze e tradizioni da custodire, espande profumo di cristianesimo.

Malgrado avessi spento da poco il pc, non ho resistito alle tentazione di condividere alcune riflessioni sulla polemica del giorno. E si perché, se “ogni giorno ha la sua pena”, ogni giorno non manca di avere anche la sua polemica, soprattutto in questi periodi di magra durante i quali bisogna riempire pagine di giornale e frammenti di telegiornale.
un libro che parla