Buon 2012
Berlusconi e Monti
Qualcuno parla di svolta epocale, di fine di un’epoca. Altri, addirittura, di giorno della liberazione e dell’unità nazionale. Rimango perplesso e provo a buttare giù pensieri sparsi.
Penso, innazitutto, che ci vorrà del tempo per leggere nel modo corretto l’esperienza politica che sembra essersi chiusa con le dimissioni di Silvio Berlusconi. Molti inneggiano alla fine del berlusconismo, dimenticando, forse, che il berlusconismo è stato alimentato più dagli avversari di Berlusconi che dallo stesso. Ci vorrà tempo, calma e una certa distanza emozionale dagli avvenimenti che stiamo vivendo in questi giorni. Personalmente ritengo (da cittadino libero di esprimere la sua opinione e da elettore libero da tessere di partito) che chi vince le elezioni debba essere lasciato libero di governare per tutto il tempo previsto dal mandato.Nel caso in cui ciò non fosse possibile si dovrebbe tornare alle urne. Ci ritroviamo, invece, con un quasi presidente del consiglio mai candidato e, quindi, mai eletto dal popolo; sostenuto da una maggioranza formata anche da chi le elezioni ( mi riferisco a quelle del 2008) le ha perse; nominato senatore ( e quindi piazzato nella politica, svestendo i panni del tecnico) con quel residuo ancestrale dello statuto albertino che si chiama
“istituto dei senatori a vita” e che mi sa più di informata sullo stile Cavour che di vera e propria sovranità popolare. Nulla contro Monti, anche se ci sarebbero da chiarire certe sue
“frequentazioni”(leggi: consulenze) con certi colossi della finanza mondiale che tutto sono tranne che estranei alla crisi economica internazionale. Mi si dirà: “eh però la legge elettorale è una porcata”, da cambiare.Ok! mi ritrovo in questo, ma aggiungo: non ci
provò nemmeno Prodi dopo aver governato due anni avendo vinto le elezioni per un paio di voi…e allora di cosa stiamo parlando? Sembra che l’unico obiettivo fosse mandare a casa Silvio Berlusconi. Tutto, anche un governo di cinesi, tutto purchè Silvio B. se ne vada a casa. Ennesimo esempio di berlusconismo al contrario. Tutta lapolitica di questi ultimi 17 anni è stata un continuo referendum pro o contro una sola persona. Una volta i governi senza maggioranza cadevano e si andava a votare. Le legislature duravano pochi anni e le elzioni anticipate erano un classico. Da qualche anno a questa parte c’è chi ha vinto le elezioni e ha governato, c’è chi le ha perse…e ha governato lo stesso. C’è chi non ha partecipato nemmeno alla corsa… e si è trovato sul podio. Dalle mie parti si chiama colpo di stato, sospensione della democrazia. Che me le cantate a fare allora “bella ciao”?!? Si era in una situazione di piena costituzionalità: un candidato e il suo partito avevano vinto le elezioni, conservavano una maggioranza. Punto. Monti non si è mai candidato…eppure governa! Faccio fatica a non vederci del marcio. A pensare male si fa peccato…ma non si sbaglia (quasi)mai. Si era detto largo ai giovani….non può governare un vecchio bavoso. Monti non mi sembra uno sbarbatello. Insomma sembrano essere cadute tutte le pregiudiziali che hanno condizionato la politica italiana di questi anni, pur di sbattere fuori uno che era riuscito a governare, per la prima volta dopo De Gasperi, per un’intera legislatura ( mi rerisco a quella 2001-2006); pur di sbattere fuori lo sporco capitalista. Non so come andrà a finire, quanto durerà, cosa farà. Sperò solo nel meglio per l’italia, ma conservo tutti miei dubbi sulle manovre di palazzo che hanno portato a questa situazione politica. Un amico mi ha detto” se non danno un incarico di governo a una persona credibile entro domattina i mercati ci massacrano… a quel punto sarebbe irrilevante andare a votare perchè non esisterebbe più un paese da governare (vedi la Grecia)… porta pazienza Monti durerà poco…”. Appunto!il problema sono loro, questi fantomatici mercati, sono loro che stanno decidendo le sorti dei governi (non estranei da colpe ovvio!!). Pero mi fa ridere vedere gente che esulta per la fine di un governo, ignari di quello che potrebbe accadere nei prossimi mesi. Sul concetto di credibilità ci sarebbe altro da dire. Proporrei il concetto di “affidabilità” intesa come garanzia per chi sta governando la crisi dietro le quinte.
Santo Natale di Gesù
AVVISO IMPORTANTE: Gesù è ufficialmente scomparso….dagli auguri natalizi….imperversano “babbi”…palline…alberi imbiancati..cartoni animati….dai ancora un po’ e ce lo togliamo anche dal presepe….. -.-
ancora “Buon Natale di Gesù” a tutti….
Miopia o semplice ignoranza?
La risposta non si è fatta attendere ed è stata decisa e chiara: non si può far finta che il cattolicesimo non sia parte integrante e fondamentale della tradizione culturale Italiana.Da ciò discende che l’insegnamento della religione cattolica sia da considerarsi come necessario se la nostra scuola vuole offrire un formazione integrale della persona. Diversamente avremo una formazione “zoppa”, mancante di una dimensione essenziale.
Prof di religione e scrutini, la Gelmini annuncia il ricorso
L’insegnamento della religione cattolica non è catechismo, né tanto meno bieco indottrinamento. Esso è innanzitutto riconoscimento di precise radici culturali che non riguardano solo l’Italia ma l’intera Europa. A pagare il prezzo di questa miopia, anzi, di questa cecità culturale è la stessa laicità, che una volta per tutte va distinta dal pericolosissimo laicismo radical chic e dalla falsa neutralità di cui spesso viene ammantata. La laicità è innanzitutto riconoscimento di una precisa identità culturale, è riconoscimento di ciò che siamo e da dove proveniamo. Laicità che non va confusa con mero multiculturalismo in stile melting pot, ma come dialogo nel reciproco riconoscimento di diverse tradizioni che però sulla bilancia non hanno lo stesso peso. Non si può mettere sullo stesso piano una tradizione che vanta milioni di aderenti e una storia bimillenaria, con tradizioni culturali e religiosi che in Italia sono pur sempre una minoranza. Parlo da insegnate di religione che si è ritrovato in classe un’alunna di fede musulmana capace non solo di dialogare ma di dimostrarsi sul piano della conoscenza della religione cattolica, di gran lunga più preparata rispetto a compagni provenienti da famiglie che solo sulla carta si dicono cattoliche.
Se voglio dialogare con qualcuno devo prima essere cognito della mia identità e questa identità in Italia è segnata in maniera chiara e inequivocabile dalla tradizione cristiana. Provassero i giudici ad eliminare il patrimonio artistico italiano: da Bressanone a Pachino ogni opera d’arte, ogni angolo della nostra tanto decantata “provincia”, culla di ricchezze e tradizioni da custodire, espande profumo di cristianesimo.
L’ignoranza laicista vince ancora!

Il piatto è servito. Ancora una volta la potente lobby radical chic che orienta le scelte educative, culturali e politiche italiane è riuscita a segnare un punto a proprio favore.
La sintesi è tutta nell’articolo del Corriere: Porta chiusa ai prof di religione
Ancora una volta viene mortificato il lavoro di tanti docenti; ancora una volta viene sbandierata una laicità e una pluralità che puzzano ( si puzzano!!) di laicismo e indifferentismo. Ipocrisia culturale che si taglia a fette. La religione cattolica è patrimonio di tutta la nostra nazione. Se volessimo farne a meno, in un sol colpo verrebbero a mancare il 99% delle opere d’arte disseminate in tutta la penisola. Verrebbe meno una ricchezza storica e culturale che l’intero mondo ci invidia. Tante per fare un esempio: mentre in Egitto si vive ancora all’ombra delle piramidi e grazie ad esse il turismo ha ancora senso, qui in Italia cerchiamo in tutti i modi di sbarazzarci delle nostre ricchezze. La vera risposta a questo punto deve arrivare dagli stessi insegnanti. Umiliati, mal pagati e derisi per la poca importanza che la loro disciplina riveste. Lavoriamo ancor adi più, insegnamo ai giovani le ricchezze di cui il cristianesimo è portatore. Insegnamo la religione. Al bando sterile e inutili chiachcierate sui problemi di attualità: facciamo RELIGIONE.
Fratelli? D’Italia?
Malgrado avessi spento da poco il pc, non ho resistito alle tentazione di condividere alcune riflessioni sulla polemica del giorno. E si perché, se “ogni giorno ha la sua pena”, ogni giorno non manca di avere anche la sua polemica, soprattutto in questi periodi di magra durante i quali bisogna riempire pagine di giornale e frammenti di telegiornale.
Quella di oggi però rasenta, se non addirittura incappa in pieno nella più assurda delle ipocrisie
I fatti: dalla Lega arriva la proposta di riforma costituzionale per affiancare al vessillo e all’inno italici anche quelli delle venti regioni in cui la repubblica è organizzata.
Corriere e Repubblica riportano notizia e commenti.
Non è una proposta da poco, si tratta di cambiare la Costituzione che all’art. 12 individua nel tricolore il vessillo della Repubblica:
verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni.La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano:
Nulla da eccepire circa le disposizioni costituzionali, ma nulla vieta nella sostanza che vengano valorizzate quelle tradizioni locali che comunque la si voglia pensare esistono e sono prese in enorme considerazioni dagli italiani. Sarebbe ipocrita pensare che gli italiani si sentano sempre e comunque fratelli, solo perché sventolano lo stesso tricolore. Chi non ha mai assistito a gare del tipo: “ciuri ciuri” vs. “calabresella mia”? Vogliamo forse negare che esistano ataviche divisioni che nella migliori delle ipotesi passano sotto il nome di campanilismi? Vogliamo forse negare che ormai l’unico momento di aggregazione nazionale sono le partite della nazionale di calcio ed eventuali sciagure che coinvolgono i nostri connazionali all’estero?
L’ipocrisia si taglia a fette in questa storia, perché si vuole negare un fatto: si è fatta l’Italia senza fare prima gli italiani. Si sono aggregate esperienze e tradizioni molto diverse e si è mitizzato un periodo storico, il risorgimento, per fornire a la malta necessaria a tenere insieme una realtà fortemente frammentaria e frammentata. Tale era l’Italia all’indomani dell’unità, tale è rimasta se ancora oggi importanti e numerosi spaccati di popolazione chiedono il riconoscimento della loro peculiarità storica, geografica e culturale.
Ben vengano, a mio avviso, inni e bandiere regionali. Non abbiamo forse accettato, nostro malgrado spesso, di affiancare al nostro tricolore la bandiera dell’Unione Europea? O forse da Bruxelles ci hanno chiesto di rinunciare al tricolore? Ben venga la ricchezza dell’essere gemelli diversi ancor prima che fratelli d’Italia; la cultura e le tradizioni di cui le regioni sono valenti custodi non potranno che arricchire l’unicum italiano. Si abbia il coraggio una buona volta di non considerare sacro e inviolabile il testo costituzionale ma di trattandolo con il dovuto rispetto, si provi a guardare oltre quelle pagine verso una nazione che è certamente diversa da quella uscita dal secondo conflitto mondiale.
La verità non può essere messa ai voti
Oggi mi limito a segnalare un interessante articolo di Geminelli Alvi sul pericolo del dilettantismo che ormai regna sovrano in rete. Due passaggi mi hanno colpito in modo particolare.
- “Ogni mania di questa rete si riassume in un intento: surrogare la verità con una banalità reiterata che si massifica sui video, messa ai voti dagli accessi. Un pessimo esito, che diseduca i giovani. Gli insegna a confondere con la chiacchiera di massa la cultura, quando essa consiste invece in individuale elevarsi“
e subito dopo una frase lapidaria che da il senso di come il chiacchiericcio che domina la rete spinga verso una democrazia che fa più paura di certe dittature
- “Come dovrebbe aver insegnato anche il fatto che quando la verità si è messa ai voti è stato crocifisso Gesù Cristo“.
Mancanza
Il primo week end di agosto sta passando e con esso il primo grande esodo estivo. Alla faccia della crisi si sono mossi tutti ma proprio tutti…a parte i soliti noti che le vacanze non se le possono permettere sempre e comunque. In barba alla crisi tutti in coda lungo le autostrae svuotando le città e affollando spiaggie paesini di montagna. Quanto si è disposti a soffrire pur di avere un pò di vacanza, anche a stare ore sotto il sole in attesa si sblocchi il traffico. É incredibile come la capacità di abnegazione alla sofferenza possa essere sopportata per pochi e spesso costosi giorni di vacanza. ma la nostra non era una società che fuggiva la sofferenza? Non eravamo noi quelli che ripudiavano dal vocabolario ogni tipo di sacrificio? E invece guarda tu cosa ti combinano gli italiani: sole, caldo, sudore, stress…pur di “godersi” la vita. Insomma un paradosso non da poco. ma a parte questo le città rimangono vuote, gli anziani soli prima e soli adesso, non cambia molto. Alla fine le vacanze si ripropongo per quello che sono: un vuoto di “esistenza”, un vuoto di tempo più che un tempo vuoto. Un’occasione perper poter fare tutto quel bene che non abbiamo mai il tempo di fare, presi da mille impegni.
Vacanza, etimologicamente assenza, mancanza di qualcosa. Quello che sembra mancare è proprio il desiderio di bene, di vedere la felicità sul volto degli altri. Quello che non manca è invece la frenesia, il correre per istinto verso una metà agognata senza curarsi di ciò che ci si lascia dietro.
Buone vacanze a tutti….


