Inserito da: nicolantonazzo | 12 Agosto 2009

Miopia o semplice ignoranza?

La risposta non si è fatta attendere ed è stata decisa e chiara: non si può far finta che il cattolicesimo non sia parte integrante e fondamentale della tradizione culturale Italiana.Da ciò discende che l’insegnamento della religione cattolica sia  da considerarsi come necessario se la nostra scuola vuole offrire un formazione integrale della persona. Diversamente avremo una formazione “zoppa”, mancante di una dimensione essenziale.

Prof di religione e scrutini, la Gelmini annuncia il ricorso

L’insegnamento della religione cattolica non è catechismo, né tanto meno bieco indottrinamento. Esso è innanzitutto riconoscimento di precise radici culturali che non riguardano solo l’Italia ma l’intera Europa. A pagare il prezzo di questa miopia, anzi, di questa cecità  culturale è la stessa laicità, che una volta per tutte va distinta dal pericolosissimo laicismo radical chic e dalla falsa neutralità di cui spesso viene ammantata. La laicità è innanzitutto riconoscimento di una precisa identità culturale, è riconoscimento di ciò che siamo e da dove proveniamo. Laicità che non va confusa con mero multiculturalismo in stile melting pot, ma come dialogo nel reciproco riconoscimento di diverse tradizioni che però sulla bilancia non hanno lo stesso peso. Non si può mettere sullo stesso piano  una tradizione che vanta milioni di aderenti e una storia bimillenaria, con tradizioni culturali e religiosi che in Italia sono pur sempre una minoranza. Parlo da insegnate di religione che si è ritrovato in classe un’alunna di fede musulmana capace non solo di dialogare ma di dimostrarsi sul piano della conoscenza della religione cattolica, di gran lunga più preparata rispetto a compagni  provenienti da famiglie che solo sulla carta si dicono cattoliche.

Se voglio dialogare con qualcuno devo prima essere cognito della mia identità e questa identità in Italia è segnata in maniera chiara e inequivocabile dalla tradizione cristiana. Provassero i giudici ad eliminare il patrimonio artistico italiano: da Bressanone a Pachino ogni opera d’arte, ogni angolo della nostra tanto decantata “provincia”, culla di ricchezze e tradizioni da custodire, espande profumo di cristianesimo.

Inserito da: nicolantonazzo | 11 Agosto 2009

L’ignoranza laicista vince ancora!

gnd39 Velankanni croce indiana

Il piatto è servito. Ancora una volta la potente lobby radical chic che orienta  le  scelte educative, culturali e politiche italiane è riuscita a segnare un punto a proprio favore.

La sintesi è tutta nell’articolo del Corriere:   Porta chiusa ai prof di religione

Ancora una volta viene mortificato il lavoro di tanti docenti; ancora una volta viene  sbandierata una laicità e una pluralità che puzzano ( si puzzano!!) di laicismo e indifferentismo.  Ipocrisia culturale che si taglia  a fette.  La religione cattolica è patrimonio di tutta la nostra nazione. Se volessimo farne a meno, in un sol colpo verrebbero a mancare il 99% delle opere d’arte disseminate in tutta la penisola. Verrebbe meno una ricchezza storica e culturale che l’intero mondo ci invidia.  Tante per fare un esempio: mentre in Egitto si vive ancora all’ombra delle piramidi  e grazie ad esse il turismo ha ancora senso, qui in Italia cerchiamo in tutti i modi di sbarazzarci delle nostre ricchezze.  La vera risposta a questo punto deve arrivare dagli stessi insegnanti. Umiliati, mal pagati e derisi per la poca importanza che la loro disciplina riveste. Lavoriamo ancor adi più, insegnamo ai giovani le ricchezze di cui il cristianesimo è portatore. Insegnamo la religione. Al bando sterile e inutili chiachcierate sui problemi di attualità: facciamo RELIGIONE.

Inserito da: nicolantonazzo | 5 Agosto 2009

Fratelli? D’Italia?

bandiera_italia Malgrado avessi spento da poco il pc, non ho resistito alle tentazione  di condividere alcune riflessioni sulla polemica del giorno. E si  perché, se “ogni giorno ha la sua pena”, ogni giorno non manca di  avere anche la sua polemica, soprattutto in questi periodi di magra  durante i quali bisogna riempire pagine di giornale e frammenti di  telegiornale.
Quella di oggi però rasenta, se non addirittura incappa in pieno nella  più assurda delle ipocrisie
I fatti: dalla Lega arriva la proposta di riforma costituzionale per    affiancare al vessillo e all’inno italici anche quelli delle venti regioni  in cui la repubblica è organizzata.
Corriere e Repubblica riportano notizia e commenti.
Non è una proposta da poco, si tratta di cambiare la Costituzione che all’art. 12 individua nel tricolore il vessillo della Repubblica:

La bandiera della Repubblica è il tricolore italiano:

verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni.

Nulla da eccepire circa le disposizioni costituzionali, ma nulla vieta nella sostanza che vengano valorizzate quelle tradizioni locali che comunque la si voglia pensare esistono e sono prese in enorme considerazioni dagli italiani. Sarebbe ipocrita pensare che gli italiani si sentano sempre e comunque fratelli, solo perché sventolano lo stesso tricolore. Chi non ha mai assistito a gare del tipo: “ciuri ciuri” vs. “calabresella mia”? Vogliamo forse negare che esistano ataviche divisioni che nella migliori delle ipotesi passano sotto il nome di campanilismi? Vogliamo forse negare che ormai l’unico momento di aggregazione nazionale sono le partite della nazionale di calcio ed eventuali sciagure che coinvolgono i nostri connazionali all’estero?
L’ipocrisia si taglia a fette in questa storia, perché si vuole negare un fatto: si è fatta l’Italia senza fare prima gli italiani. Si sono aggregate esperienze e tradizioni molto diverse e si è mitizzato un periodo storico, il risorgimento, per fornire a la malta necessaria a tenere insieme una realtà fortemente frammentaria e frammentata. Tale era l’Italia all’indomani dell’unità, tale è rimasta se ancora oggi importanti e numerosi spaccati di popolazione chiedono il riconoscimento della loro peculiarità storica, geografica e culturale.
Ben vengano, a mio avviso, inni e bandiere regionali. Non abbiamo forse accettato, nostro malgrado spesso, di affiancare al nostro tricolore la bandiera dell’Unione Europea? O forse da Bruxelles ci hanno chiesto di rinunciare al tricolore? Ben venga la ricchezza dell’essere gemelli diversi ancor prima che fratelli d’Italia; la cultura e le tradizioni di cui le regioni sono valenti custodi non potranno che arricchire l’unicum italiano. Si abbia il coraggio una buona volta di non considerare sacro e inviolabile il testo costituzionale ma di trattandolo con il dovuto rispetto, si provi a guardare oltre quelle pagine verso una nazione che è certamente diversa da quella uscita dal secondo conflitto mondiale.

Inserito da: nicolantonazzo | 3 Agosto 2009

La verità non può essere messa ai voti

Oggi mi limito a segnalare un interessante articolo di Geminelli Alvi sul  pericolo del dilettantismo che ormai regna sovrano in rete. Due passaggi mi hanno colpito in modo particolare.

- “Ogni mania di questa rete si riassume in un intento: surrogare la verità con una banalità reiterata che si massifica sui video, messa ai voti dagli accessi. Un pessimo esito, che diseduca i giovani. Gli insegna a confondere con la chiacchiera di massa la cultura, quando essa consiste invece in individuale elevarsi

e subito dopo una frase lapidaria che da il senso di come il chiacchiericcio che domina la rete spinga verso una democrazia che fa più paura di certe dittature

- “Come dovrebbe aver insegnato anche il fatto che quando la verità si è messa ai voti è stato crocifisso Gesù Cristo“.

Inserito da: nicolantonazzo | 2 Agosto 2009

Mancanza

Il primo week end di agosto sta passando e con esso il primo grande esodo estivo. Alla faccia della crisi si sono mossi tutti ma proprio tutti…a parte i soliti noti che le vacanze non se le possono permettere sempre e comunque.  In barba alla crisi tutti in coda lungo le autostrae svuotando le città e affollando spiaggie paesini di montagna. Quanto si è disposti a soffrire pur di avere un pò di vacanza, anche a stare ore sotto il sole in attesa si sblocchi il traffico. É incredibile come la capacità di abnegazione alla sofferenza possa essere sopportata per pochi e spesso costosi giorni di vacanza. ma la nostra non era una società che fuggiva la sofferenza? Non eravamo noi quelli che ripudiavano dal vocabolario ogni tipo di sacrificio? E invece guarda tu cosa ti combinano gli italiani: sole, caldo, sudore, stress…pur di “godersi” la vita. Insomma un paradosso non da poco.  ma a parte questo le città rimangono vuote, gli anziani soli prima e soli adesso, non cambia molto.  Alla fine le vacanze si ripropongo per quello che sono: un vuoto di “esistenza”, un vuoto di tempo più che un tempo vuoto. Un’occasione perper poter fare tutto quel bene che non abbiamo mai il tempo di fare, presi da mille impegni.

Vacanza, etimologicamente assenza,  mancanza di qualcosa. Quello che sembra mancare è proprio il desiderio di bene, di vedere la felicità sul volto degli altri. Quello che non manca è invece la frenesia, il correre per istinto verso una metà agognata senza curarsi di ciò che ci si lascia dietro.

Buone vacanze a tutti….

Inserito da: nicolantonazzo | 1 Agosto 2009

“Vi voglio mandare tutti in Paradiso” (S. Francesco)

locandina 2 agosto

Inserito da: nicolantonazzo | 31 Luglio 2009

Kill Pill

Rinvio ad un altro momento di maggior calma un commento più organico sulla Pillola RU486. La sua immissione in commercio autorizzata dall’Agenzia  del farmaco apre sceneri abbastanza preoccupanti, giusto a voler essere moderati. Mi limito a poche considerazioni, più sul merito che sulla sostanza del problema su cui mi dilungherò in seguito.  Inoltre mi permetto una piccola segnalazione utile a capire i termini della questione.

Prima considerazione. Una decisione così importante non la si prende il 30 di luglio prima di andare in ferie. Ha corso il rischio, per foturna evitato, di cadere nella più totale indiffirenza. Certo che decidere a maggioranza per la commercializzazione di un “farmaco” così speciale ( di fatto uno dei pochi se non l’unico capace di spegnere la vita!) richiedeva forse tempi e modalità diverse.

Seconda considerazione: stiamo parlando di un farmaco. Ma i farmaci, le medicine…non erano stati inventati per guarire? Qui c’è un doppio equivoco: 1)la gravidanza non è una malattia; 2) se un  farmaco è usato per generare vita…come mai invece uccide?

Terza considerazione: ma siamo proprio sicuri che l’aborto sia un diritto e non la tragica fine di un percorso  iniziato male? Vogliamo affidare la risoluzione di un dramma ad una pillola?

Tante altre considerazioni meriterebbero di essere fatte. Qui mi sono limitato alle prime e più spontanee, quelle scaturite a pelle non appena la notizia è stata mess ain circolazione.

La segnalazione riguarda un ottimo libro,

La favola dell’aborto facile. Miti e realtà della pillola RU 486

copertina libro ru486un libro che parla

“delle vicende oscure e delle pressioni internazionali che hanno accompagnato fin dalla nascita la pillola abortiva, [...]partendo da una vasta e impressionante documentazione”.

Inserito da: nicolantonazzo | 30 Luglio 2009

Spazio vitale

Abbandonare un blog per ritrovarlo in piena estate è cosa alquanto strana. Forse stanco di riferirmi a me stesso  in terza persona e stanco dei continui inviti a gruppi del tipo ” tutti quelli che…” o forse più semplicemente per riscoprire quello che in principio fu ul web 2.0  riapro il mio vecchio baule “in rete” e provo a dargli una forma e un senso diversi.  Uno spazio vitale è necessario, una sorta di scrigno aperto dove condividere ( era questa la missione del web!) contenuti e idee e non solo stati d’animo più o meno repressi. C’è spazio per tutti nella grande rete, ma questo spazio esige la capacità di saperlo gestire per farlo diventare spazio vitale e non presenza a tutti i costi.

Riprendiamo da qui per adesso.

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